La sala operativa

Nel marzo del 1992 entrai per la prima volta in una sala operativa presso un agente di borsa a Milano.

Avevo 24 anni, portavo caffè, facevo fotocopie e fax. Avevo la qualifica di junior: un modo elegante per dire che non potevo fare nulla. Potevo guardare, ma non toccare.

Dopo 6 mesi di pratica, il 1° settembre ebbi la mia scrivania e un primo listino per passare ordini. «Tanto questi sono anni tranquilli», mi disse il mio supervisore.

Esattamente 15 giorni dopo, Soros e altri suoi sodali misero in atto l'attacco speculativo alla lira e alla sterlina che costrinse le due divise e i loro paesi ad uscire dallo SME. Fu il mercoledì nero.

Ricordo che in ufficio non si dormì per 48 ore e che avevo la sensazione di trovarmi in un formicaio su cui era stato versato olio bollente.

Quando il venerdì sera le cose si calmarono, tornai a casa e, buttandomi sul letto, promisi a me stesso che il lunedì non sarei tornato in ufficio.

Violai la promessa.

Trent'anni di crisi

Da allora ho vissuto in sala operativa il 1994 italiano e il default del debito russo che portò alla crisi di LTCM nell'agosto/settembre 1998.

Ero davanti ai monitor l'11 settembre 2001, così come il 16 settembre 2008 quando i mercati riaprirono dopo il Chapter 11 di Lehman Brothers.

Ho visto il picco della crisi del debito dei PIIGS del 2011, la crisi greca e, per venire agli ultimi anni, ho vissuto i mercati durante la Brexit e il Covid.

Mi sono trovato alcune volte dalla parte giusta del mercato, ad esempio nel 2008 e nel 2020, guadagnando molto e imparando poco.

Altre volte, come nel 2011, mi sono trovato fra l'ippopotamo e il fiume, pagandone pesantemente le conseguenze ma imparando qualcosa.

Ho lavorato per agenti di cambio, banche e fondi.

Da anni ho deciso di dedicarmi solo al trading per mio conto.

Dopo oltre 30 anni di mercati posso dire di aver visto morire professionalmente la quasi totalità dei miei compagni di viaggio.

Erano quasi tutti più bravi di me, senza falsa modestia.

Tutti hanno pagato la presunzione di saperne più del mercato, affrontandolo da pari a pari.

È successo anche a me. Io sono stato solo più fortunato.

Quello che ho capito è che il mercato va affrontato come fece Ulisse con Polifemo, sapendo che è più forte, grosso e cattivo. E noi siamo Nessuno — da qui il titolo della lettera.

Il mio approccio

Divido la mia operatività su due livelli:

Approccio strategico

Ho iniziato formandomi come analista tecnico, passando presto all'analisi fondamentale.

Nel marzo del 2004 mi imbattei, quasi casualmente, nella figura di Nikolai Dmitrievich Kondratiev.

Venni affascinato quasi subito dalla sua teoria dei cicli, soprattutto dal fatto che l'economista russo la elaborò circa un secolo fa senza aiuti tecnologici. Lo fece basandosi solo sul suo smisurato genio.

Studiando i dati di lungo periodo di diverse economie — prezzi, tassi d'interesse, produzione, commercio — notò qualcosa di sorprendente: l'economia capitalistica non si muove in modo caotico, ma sembra oscillare in cicli molto lunghi, della durata di 40–60 anni ciascuno.

Nacque in questo modo il Ciclo K, che si divide in 4 onde. Ogni onda ha una durata variabile fra i 12 e i 18 anni:

StagioneCaratteristiche
PrimaveraNuova tecnologia, espansione, ottimismo, crescita dei prezzi e degli investimenti.
Estate oraLa crescita raggiunge il suo apice, l'inflazione sale, i mercati sono euforici, ma cominciano a emergere squilibri.
AutunnoFase apparentemente prospera ma già fragile: si gonfia la finanza speculativa, il credito dilaga, l'economia reale rallenta.
InvernoLa crisi esplode. Deflazione, recessione, ristrutturazione del debito, fallimenti. Il «grande reset».

Nell'ottobre 2022, a mio avviso, è iniziata la transizione dalla primavera all'estate del ciclo attuale — information technology, internet, biotecnologie, IA.

Il comportamento successivo dei mercati — azionari e metalli ai massimi, commodities in accelerazione, inflazione latente, bond deboli — conferma, per me, in modo abbastanza netto la transizione stagionale.

Trattandosi di una teoria e non di una scienza esatta, la dottrina è discorde: la maggioranza degli studiosi di Kondratiev colloca il ciclo in primavera.

Io no. Per me siamo in estate. Del resto io non sono uno studioso.

Alla lettura ciclica affianco alcuni indicatori che ho sviluppato personalmente:

In sintesi: le onde mi dicono dove sono. L'iperestensione mi dice quando allertarmi. I volumi mi dicono quando agire.

Se l'oro — tipicamente forte in fase estiva — scende in ipervenduto con volumi in esaurimento, compro. Se scende il T-Bond — strutturalmente debole nella stessa fase — non compro, anche se ipervenduto.

Il contesto viene prima del segnale.

Approccio tattico — opzioni

L'approccio tattico ha un obiettivo diverso: generare un flusso di rendimento regolare.

Lo faccio attraverso strategie in opzioni sui futures nordamericani e sulle commodities, costruite intorno a un'idea di base: non prevedere la direzione, ma gestire il comportamento della volatilità.

Opero prevalentemente in vendita su scadenze mensili, costruendo strutture che beneficiano di mercati non eccessivamente direzionali e con volatilità in progressivo rientro.

La logica non è massimizzare il profitto, ma mantenere controllo del rischio e adattare la posizione al contesto.

Le scelte operative vengono aggiornate e dettagliate in altra lettera, con cadenza settimanale, questa sì corredata di grafici e inevitabilmente più tecnica.

«Nessuno mi chiamo, Nessuno mi chiamano padre e madre»
— Omero, Odissea, IX